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Eform News
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28/03/2004
17/01/2004
Cari Compagni, come promesso ecco iniziare il ciclo di lezioni on-line sul Terrorismo Internazionale, l'ultimo di cui ci occuperemo insieme alla compagna Velotti - unica ideatrice dei contenuti e delle analisi che vi proponiamo - e al compagno Di Miele che cura da tempo l'organizzazione e la linea editoriale dell'E-Form insieme al sottoscritto. Questa, e l'annunciata iniziativa su Sviluppisti e Progressisti -che farà felice i compagni dell'Orientale ma anche i più Rosselliani - rappresentano il mio saluto alla Sinistra Giovanile che lascerò a breve, appena conclusa questa nuova fase politica regionale che già da ora investe tutti i gruppi dirigenti in un'azione di rilancio complessivo dell'organizzazione. Buona Formazione, dunque, e "al lavoro e alla lotta": sarà dura comprendere i processi e le dinamiche di una generazione che non vive più il tempo della Guerra Fredda, ma che non ha per questo guadagnato in termini di stabilità e ordine mondiale... anzi, la nostra epoca sempra piuttosto caratterizzata da una nuova militarizzazione e da un nuovo tipo di conflitto generalizzato: la guerra asimmetrica! per ulteriori chiarimenti o solo per ricevere note bibliografiche o versioni word dei testi scrivete a: giuliavelotti@inwind.it; opp. dimiel@caramail.com; opp. dimiel@hotmail.com; Saluti idealisti, Nazario Malandrino Resp. Regionale Area CulturE-FORMazione Politica Corso E-Form Terrorismo Internazionale -prima lezione- L’attacco agli Stati Uniti dell’11 settembre ha risvegliato la coscienza collettiva internazionale e in particolare quella del mondo occidentale, su di una terribile minaccia. L’11 settembre 2001 "est une rupture, sans l’être vraiment", una rottura per le premier monde che improvvisamente ha fatto la tragica scoperta di non essere in grado di prevedere un minaccia terroristica. Superata la fase della deterrenza nucleare e della divisione in blocchi propria della guerra fredda, il mondo occidentale, confortato dalle politiche di peacekeeping , si era illuso che anche i terrorismi, come le violenze etniche e più in generale le guerre, non appartenessero più alla "propria" storia. L’11 settembre è il discrimine, dando inizio ad una nuova fase. Ma non si tratta solo di rottura, in quanto nel resto del mondo , contrapposto al primo, dove i conflitti non hanno mai smesso di alimentarsi, diffondersi ed adattarsi, si deve parlare di continuità. I fatti dell’11 settembre non arrivano per caso, par hasard ; è una nuova tappa, magistrale e catastrofica, di un processo storico che si snoda dal secondo dopoguerra. Non ho le competenze per dire, come da molti affermato, se gli attentati alle Torri Gemelle, rappresentino uno spartiacque nella storia dell’umanità e se l’11 settembre possa essere la data di inizio del Terzo Millennio; ma sicuramente vedendo attonita e in tempo reale quel "U.S.Attacked" sulle prime pagine dei grandi quotidiani e documentato dalle maggiori network televisive ; non si può nascondere la sensazione di essere piombati in un mondo dominato dalla violenza e dal terrore, l’avverarsi del peggiore degli ipotetici scenari in un mondo sempre più complesso e interdipendente. Cosa ho visto, cosa abbiamo visto l’11 settembre in tempo reale? Che cosa riusciamo a concettualizzare di "nine eleven", nel momento in cui si è manifestato l’atto terroristico? Un evento che ha suscitato molto clamore e una enorme quantità di commenti e prese di posizioni in tutto il mondo politico e mediatico. Uno dei luoghi comuni è che l’attentato rappresenti una svolta epocale, equivalente all’ingresso dell’umanità in un’epoca completamente nuova: il minaccioso XXI secolo. E analisti di politica internazionale, politologi, giornalisti, intellettuali (dall’America all’Europa, dalla Russia all’Estremo Oriente) sono concordi, nell’interpretare e spiegare l’evento accaduto, che il mondo non è più lo stesso e che si è entrati in una nuova era delle relazioni internazionali. "Due cose sono accadute martedì; che siano accadute a New York e Washington era probabilmente inevitabile. Innanzitutto si è verificato un momento determinante. Questi momenti sono rari nel progredire dell’uomo lungo i secoli, e in certe occasioni non sono stati nemmeno riconosciuti quando si sono verificati. Dopo quel momento nulla sarà mai come prima. Dopo quel momento si inizia, per dirla con Hegel, un nuovo modo (Eine neue art)". Alla conferenza generale dell’Unesco, il Presidente francese Jacques Chirac, intervenendo sul tema "La sfida delle culture nel mondo globale", non è più convinto di un mondo libero e pacificato, dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, con la tragedia dell’11 settembre è stata colpita al cuore una visione utopistica di un nuovo millennio di pace. C’era chi pensava che ci fossimo lasciati alle spalle il secolo delle due guerre mondiali con i suoi milioni di morti, la Shoah, il gulag e i tanti altri massacri. Nonostante i conflitti che continuavano ad insanguinare il nostro pianeta, il secolo nascente era accolto con speranza e fiducia e convinti che i progressi della scienza, i benefici dell’istruzione, la rapidità delle comunicazioni avrebbero portato più prosperità, più giustizia, più felicità. Fiducia nei progressi della democrazie e nell’affermazione delle solidarietà". Gli attacchi terroristici, contro il simbolo della nuova economia planetaria, hanno rivelato con realismo, l’altra faccia della globalizzazione: la minaccia globale. A dirla con le parole di André Glucksman: "il fragore di Manhattan, l’11 settembre del 2001, cambia tutto. Il destino del pianeta è alla portata di tutti le mani e di numerose borse: basta che un aereo sia dirottato su una centrale nucleare ed ecco che boccone dopo boccone, l’umanità si autodivora". La minaccia del terrorismo internazionale, però non ha cambiato soltanto il panorama di Manhattan ma, altresì, lo scenario internazionale. Negli attentati dell’11 settembre oltre ad alcune migliaia di persone, sono scomparse alcune idee, che si riteneva ampiamente condivise. Molte delle certezze su cui si fondavano scelte politiche, militari ed economiche degli Stati Uniti si sono dissolte, come le strutture in acciaio del World Trade Center. "L’idea, che dopo il secolo delle nazionalità (il XIX secolo) e quello delle ideologie (il XX), l’inizio del nuovo millennio sarà segnato dallo scontro tra civiltà, tra culture e religioni". Credo, che la teoria sul "disordine mondiale" generato dallo scontro tra due civiltà, è insufficiente e semplificatrice; nella storia si riscontra molta più pace che conflitti tra civiltà diverse e religioni; questa idea serve da strumento per nobilitare gli scontri economici e geopolitici, nonché imperialisti e coloniali. Ma anche questa è una interpretazione da considerare e valutare. In effetti, il modo più costruttivo di capire i problemi e sviluppare nuove idee è quello di avanzare ipotesi. Ed oggi nell’interpretare il mondo nella sua complessità occorrono tutte le possibili variabili, compresa la componente religiosa, nonché la dicotomia tra le categorie spaziali e di identità dell’Occidente rispetto all’Oriente e viceversa. E, come evidenzia il sociologo M. Juergensmeyer, nel suo ultimo saggio dal titolo suggestivo "Terroristi in nome di Dio", l’oscura alleanza tra religione e violenza si manifesta oggi energicamente: "la religione ha un ruolo fondamentale perché offre giustificazioni morali per uccidere e mette a disposizione immagini di guerra universale […]. Ma questo non significa che la religione sia causa della violenza, né che la violenza religiosa non possa, in alcuni casi, essere giustificata da altri mezzi. Significa tuttavia che la religione spesso mette a disposizione usanze e simboli che rendono possibile lo spargimento di sangue, e anche catastrofici atti terroristici". E, invero, tornano in scena metafore e immagini che distinguono e dividono il mondo sulla base di vecchi e nuovi radicamenti spaziali, culturali, ideologici e religiosi, in un permanente conflitto etico, politico e storico. La religione, le questioni etniche, le guerre tribali, l’odio teologico, la dicotomia Islam/Cristianesimo sono categorie che si riaprono e necessariamente dovranno essere osservate e analizzate. E, a mio avviso, non è possibile non fare i conti in maniera più ravvicinata con la tesi di Samuel Huntington sul ventunesimo secolo come il secolo dello scontro delle civiltà. Una tesi che l’evento dell’11 settembre ha contribuito a far avvolgere nell’aura della previsione profetica e che, per molti versi, corrisponde anche ad un senso comune diffuso. Ma oggi più che mai, è la percezione di una cospirazione politica internazionale, sia in nome di un nuovo ordine economico, sociale, politico e religioso, che si presenta al mondo post-Guerra fredda in maniera preoccupante e inquietante. Questa situazione, inevitabilmente, ha modificato alleanze e schieramenti, rapporti di amicizia e di ostilità. Si sono delineati nuovi scontri ed incontri, nonché imprevedibili scenari e grandi timori. L’evento globale, dall’impatto emotivo e sconvolgente, ha diffuso, secondo lo storico Michel Vovelle, "il complesso di Hiroshima, ossia la consapevolezza che lo sterminio globale rientra nel regno del possibile". E non v’è dubbio, dunque, che la tragedia americana sia destinata ad influire radicalmente sulla struttura del mondo e sulla possibilità stessa di un nuovo ordine mondiale. Secondo la rivista geopolitica Limes, con "l’11 settembre è finita l’era geopolitica cominciata il 9 novembre del 1989. Crollava allora il Muro di Berlino, seguito due anni dopo dal suicidio dell’Unione Sovietica". Oggi per dirla con le parole del generale Carlo Jean, autore di un nuovo saggio di geopolitica: "due cose minacciano il mondo: l’ordine e il disordine. Durante la Guerra fredda vi era troppo ordine; dopo - in particolare dopo l’11 settembre – è subentrato un eccessivo disordine". "Con l’11 settembre è finita l’era della disinvoltura, l’era del godersi pigramente i dividendi della pace e gli americani hanno dato per buona l’idea che l’ordine mondiale si basava sul fatto che comandavano loro e gli altri obbedivano, non nel tentativo di imporre un assetto, ma agendo in modo disinvolto, prendendo per buono tutto purché corrispondesse ai loro interessi immediati. […] Gli americani hanno in modo disinvolto arruolato tutti i movimenti contro il loro stesso sistema" . La sequenza storica aperta dagli attentati dell’11 settembre testimonia oltre ad un choc dei popoli, un vero choc geografico e psicologico: il mito della sicurezza americana è fallito, il paese della Bibbia e del dollaro non è più inviolabile. Secondo il segretario della Difesa degli Stati Uniti, Donald H.Rumsfeld, "gli attacchi sono stati un trillo di sveglia, un avvertimento del fatto che stiamo entrando in un nuovo periodo, molto pericoloso, della storia americana, un’epoca nella quale l’invulnerabilità storica degli Stati Uniti è stata rimpiazzata dalla vulnerabilità, un periodo nel quale nuovi nemici colpiscono le nostre città e il nostro popolo in modi inediti e sorprendenti". Pertanto, l’11 settembre rappresenta uno spartiacque nella storia dell’umanità, denotando una catastrofe intellettuale della modernità e delle categorie con le quali si interpretava il mondo dopo il 1989. Un evento, che ha per analogie storiche l’incendio della Casa Bianca e del Campidoglio ad opera degli inglesi nel 1814 e l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, e che analizzato nella sua complessità, apre la via a nuove strategie, mostrando il fallimento di quelle passate. "Un fatto assolutamente nuovo per il mondo", un clamoroso rovesciamento delle dinamiche di potere che l’Occidente aveva per secoli esercitato al di fuori dei propri confini . Gli avvenimenti dell’11 settembre hanno avuto almeno l’effetto positivo di dissipare alcune illusioni e di aprire gli occhi sul mondo così com’è, ovvero spesso tragico. Nel corso dell’ultimo decennio, invece, si era progressivamente sviluppata in Occidente una sorta di nuova utopia di stile settecentesco: data l’incontestabile supremazia della coppia democrazia/mercato e la scomparsa di qualsiasi credibile alternativa all’organizzazione dominante in campo economico e politico, il mondo non avrebbe che potuto progredire nel senso di un mondo più prospero, più pacifico, più globale: il benessere derivante dai commerci in una società senza conflitti di rilievo. Le immagini del dissolvimento del World Trade Center (ad opera di un gruppo di terroristi kamikaze) ci hanno detto, invece, che i conflitti torneranno a manifestarsi, superbamente e tragicamente, e che saranno l’equivalente di un’arma nucleare. Il ricorso ad armi non convenzionali è esplicitamente invocato dal terrorismo internazionale; anche se non si esclude l’uso della bomba atomica. Ritorno del conflitto o "conflitto senza ritorno?": questo un altro interrogativo che più inquieta il mondo politico e diplomatico, nonché quello civile e mediatico, davanti ad un evento così estremo, assoluto, totalitario e senza appello. E per rispondere a questa domanda, non si può archiviare l’evento e consegnarlo acriticamente alla storia, ma è necessario andare alle radici e leggere nella precarietà, nelle contraddizioni e nelle lacerazioni ingenerate dall’ordine politico unipolare e dalla gobalizzazione, l’evoluzione e la messa in atto del terrorismo internazionale, che percorre, per certi versi, un binario parallelo a quello delle relazioni internazionali. Gli eventi dell’11 settembre e del dopo devono essere, in buona misura, ricondotte al venir meno della forza ordinante e disciplinante delle forme politiche della prima modernità e di quelle dell’ordine bipolare. Il sistema internazionale pre-’89 era un sistema "bipolare elastico", caratterizzato dal balance of power tra gli Stati Uniti e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche con i rispettivi blocchi, basato sui principi dell’ "equilibrio del terrore" proprio della "dissuasione nucleare". Un modello bipolare, dove non si consentiva la soluzione della prevalenza egemonica, che aveva una forte stabilità nel sistema internazionale, con un certo numero di Paesi "non impegnati" e un attore internazionale, l’ONU, con uno inadeguato potere coercitivo. In quel sistema, il gioco era prevalentemente a somma zero. Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica ebbe inizio una nuova era: il passaggio da una condizione di equilibrio ad una nuova condizione di "primato" mondiale realizzata dall’unica grande potenza, gli Stati Uniti d’America. Si parla infatti di primus inter pares, o addirittura degli Stati Uniti come detentori della "supremazia" (American Primacy) sul pianeta, che Rita Di Leo descrive così: "Questo primato ha dato a quel grande paese una egemonia senza precedenti in campi fondamentali: politico, perché il principio della libertà dell’individuo è divenuto un valore universale; economico, perché il controllo dell’inflazione ha coinciso con la piena occupazione; scientifico, perché gli investimenti nell’invenzione e nell’innovazione sono diventati trainanti; militare, perché dispone di un apparato di difesa globale". Insomma, allo zenit della sua potenza, Washington si accingeva a godere dei dividendi della pace, da sola e sovraesposta. Il quadro internazionale e bipolare della guerra fredda si chiudeva pacificamente, con l’ "abbandono" da parte dell’Orso sovietico: insomma senza una "guerra costituente" che sancisse e stabilisse la nuova distribuzione delle forze, come sempre era avvenuto in passato in occasioni di cambiamenti strutturali del sistema internazionale ovvero all’inizio dei cicli egemonici. Per questa ragione, e cioè, perché il passaggio dal bipolarismo ad un nuovo sistema post-bipolare o unipolare era avvenuto senza una guerra di grandi dimensioni, il 1989 fu definito da esperti di politica internazionale di ispirazione liberale "annus mirabilis". Ma cosa hanno in comune il crollo delle Torri Gemelle del World Trade Center nel 2001, e quello del Muro di Berlino nel 1989? Dodici anni dopo la scomparsa di quella linea di confine che divideva il mondo liberale da quello comunista, una nuova cortina di ferro sembra essere stata eretta, quella tra mondo democratico e il "resto del Mondo". "Gli incunaboli dell’11 settembre – che ricostruiti nella loro dimensione profonda vengono da molto lontano – sono politicamente da collocare nelle vicende dell’ultimo decennio". È indispensabile cogliere in tutta la sua radicalità la svolta del 1989, che comportò l’avvio di una nuova fase delle relazioni internazionali e dei rapporti di forza tra stati e continenti di importanza ideologica e strategica. Con la dissoluzione dell’impero sovietico, come secondo polo nel sistema internazionale, l’Occidente aveva coltivato l’illusione di un mondo globalizzato privo di minacce. Oggi, per l’Occidente è finita la grande illusione: si è rotto tragicamente questo incanto. Nel dopo guerra fredda, cioè un’era geopolitica fa, Washington, che si accingeva a godere dei dividendi di pace e a proclamare la nascita di un "Nuovo Ordine Internazionale" caratterizzato da un forte attore universale (le Nazioni Unite), si diffuse sempre più l’idea che sarebbe iniziata una nuova era di pace e prosperità e che la democrazia e il sistema capitalistico dovevano essere necessariamente esportati nel resto del mondo. Dunque la fine del bipolarismo collocava gli Stati Uniti al centro del potere mondiale in una posizione di monopolio del potere, e il pensiero dominante era sintetizzato nell’espressione-chiave The New World Order forgiata da George Bush (padre), come l’unico sistema coerente e da estendersi su scala mondiale e giusto per l’equilibrio del pianeta. Una visione ambiziosa e ottimistica per iniziare una nuova missione (da parte degli USA): esportare la democrazia nel mondo attraverso un nuovo gioco, quello del domino. 10/12/2003
01/12/2003
A tutti gli e-formers in procinto di partire per il prossimo ponte o per le vacanze di Natale, segnaliamo un po' di iniziative di formazione politica in giro per l'Italia. Chi intendesse invece partire appositamente per partecipare può contattarci via mail al solito nmaland@tin.it saluti progressisti Nazario Malandrino, resp. Area CulturE-FORMazione Politica SGCAMPANIA Il Mediterraneo nel 2010 Alle radici della nostra storia. Raccontare il Novecento italiano 23/10/2003
________5° Modulo E-Form_______ a cura di: Area Cultura>Formazione Politica Sinistra Giovanile Campana dal Partecipativo alle esperienze e sviluppi delle Democrazie in Progress >>>Saluti: Nicola Ucciero, Segretario Sg Campania; Introduzione all’ E-form: Nazario Malandrino, resp. Cultura e formazione politica Sg Campania; Relazione: dott. Massimiliano Di Tota Esp. Processi di Governabilità Partecipata; Comunicazioni: Luigi Borrelli, resp. Enti Locali Sg Campania; Amedeo Cortese, resp. Cultura e formazione politica Sg Napoli; Andrea Di Miele, Direzione Reg. Sg Campania <<< >>> Lunedì, 27 ottobre |
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